Una ragazza turbata vagava nei pressi della propria casa. Non riusciva a fidarsi delle persone, perché non sapeva capire se fossero sincere o se le mentissero. Soffriva, piangeva e si angosciava. Tutto le sembrava finto e privo di valore.
Per sfuggire a quel malessere, si mise a camminare verso un monte vicino. Nemmeno la fatica riusciva a distrarla del tutto dai suoi pensieri, sebbene, a ogni passo, l’angoscia che abitava la sua mente sembrasse acquietarsi. Lo sforzo della salita riusciva almeno per un momento a zittirli.
Quando giunse sulla cima, si fermò in affanno presso una fontana. Non appena si fu ripresa dalla fatica, la sua mente tornò imperterrita a pensare e lei ricominciò a soffrire.

Femmes à la fontaine écoutant une vieille Guillaume Bodinier 1832
Un’anziana signora, venuta alla fontana per riempire alcune brocche d’acqua, come si faceva un tempo, riconobbe lo sconforto sul volto della giovane e le chiese:
«Cosa ti affligge?»
«Non riesco a fidarmi delle persone.»
«E cosa non ti permette di fidarti?»
«Non riesco a vederne la verità.»
L’anziana posò le brocche ai piedi della fonte e le disse:
«Vieni con me.»
La giovane, in preda allo sconforto e sentendosi come se non avesse nulla da perdere, la seguì.
L’anziana la condusse lungo un piccolo sentiero in leggera salita. Oltrepassato un vecchio cancello in disuso, giunsero a uno spiazzo assolato, dove si trovavano i ruderi di un antico roseto. Da lì si apriva un panorama diverso, nella luce e nei colori, da quello che la ragazza aveva incontrato salendo sul monte.
L’anziana riprese a camminare e le disse ancora:
«Seguimi.»
La condusse così in numerosi luoghi nascosti. Vagando, la giovane scoprì nuovi panorami e spiazzi che le erano sconosciuti. Sebbene pensasse di conoscere bene quel monte, forse meglio di molte altre persone, ora le si mostravano luoghi che non avrebbe mai immaginato potessero trovarsi lì.
Vide il versante opposto della vallata e si meravigliò. Il monte aveva un’altra luce, la discesa era più dolce e lo sguardo arrivava fino a luoghi lontani. All’improvviso ogni cosa sembrava a misura dei suoi passi e ciascun luogo, pur così vicino agli altri, possedeva un’atmosfera diversa.
Quando tornarono alla fonte, la giovane disse all’anziana:
«Non capisco. Adesso mi sento meglio, ma non so perché. Cosa significa tutto questo?»
«Tu vuoi conoscere la verità delle persone. Io ti ho mostrato che ogni luogo, anche quello che pensi di conoscere bene, può riservare panorami inaspettati. Ogni monte ha diversi versanti: alcuni ripidi, altri ombrosi, altri ancora assolati. Può custodire ruderi, segni di un passato lontano e sentieri inesplorati. Mostrerà sempre profili diversi a seconda della prospettiva dalla quale viene osservato.
Probabilmente vi saranno grotte, tane nascoste o vecchie miniere abbandonate. Chissà quanti scheletri sepolti, quanti alberi segnati e quante pietre scheggiate da uomini vissuti in un passato lontano. Eppure tutte queste cose, sebbene presenti, riposano in esso e su di esso in silenzio, e spesso non vengono né viste né pensate.
Ciò che vale per questo monte vale anche per le persone. Non si svelano in tutti i loro lati con un solo colpo d’occhio: devono essere esplorate. Hanno lati intollerabili, segreti e parti nascoste persino a loro stesse. Ci sono sentieri che non possiamo percorrere e altri più accessibili. Ci saranno prati meravigliosi sui quali stendersi e panorami magnifici da ammirare.
Così come non puoi vedere un monte da tutti i suoi lati con un solo sguardo, non avrai mai davanti a te la verità completa delle persone, ma soltanto aspetti diversi, talvolta persino contraddittori.
La verità è perciò un’idea limite, astratta, che tuttavia ci guida ed è legata al modo in cui le cose si mostrano. Ma l’esperienza ci insegna che non possiamo avere davanti a noi ogni cosa da tutte le prospettive possibili, da ogni suo lato: non possiamo farlo neppure con un sasso.
Diamo un nome alle cose e, attraverso quel nome, intendiamo delle entità complete, delle quali però non vediamo e spesso neppure conosciamo tutte le parti e le più piccole sfaccettature. Eppure, nell’agire ingenuo di tutti i giorni, nominandole e fermandoci a ciò che ci sta davanti, pensiamo di possederne la verità. Essa, però, rimane soltanto un ideale legato a un nome. Per questo ogni verità è sempre incompleta.
Se soffri, dunque, non preoccuparti di possedere la verità. Impara piuttosto a comprendere, con il tuo intelletto, la natura delle cose e delle persone, e a scegliere a partire da questa comprensione e dalla prospettiva attraverso la quale le osservi.
Quando avrai compreso che la verità è un ideale necessario e operante, ma astratto, potrai capire il valore della fiducia. E potrai fidarti degli altri soltanto se avrai imparato a conoscere e ad avere fiducia nella tua facoltà di giudizio.
Solo fidandoti di te stessa e del tuo pensiero potrai fidarti autenticamente degli altri.»
Dopo aver parlato, l’anziana prese le brocche d’acqua e tornò sul sentiero dal quale era venuta. La ragazza la guardò allontanarsi, finché non scomparve lentamente dalla sua vista.
Piccola nota
Questa non è propriamente una riflessione psicoanalitica. Nasce piuttosto da un intreccio tra la mia esperienza personale, la fenomenologia e il pensiero clinico. Il punto che mi interessa è questo: la verità è un punto di verità inaccessibile, forse di per sé inconsistente. Si manifesta nella relazione soltanto attraverso prospettive, frammenti e modi diversi di mostrarsi. In termini psicoanalitici, potremmo dire che l’altro non è mai del tutto trasparente, nemmeno a se stesso. Per questo la fiducia non può fondarsi sulla pienezza della pulsione di sapere, che come sappiamo già da Freud non si soddisfa del singolo oggetto. La fiducia nell’altro (e quindi anche nell’altro che abita noi stessi) quindi può fondarsi soltanto sulla possibilità di tollerare ciò che resta incompleto, ambiguo e non saputo, senza rinunciare però a dare valore a quello che è il proprio giudizio personale.
Un lavoro clinico sulla tolleranza di questo punto può essere quindi fondamentale, in alcuni casi, per permettere di raccordare il soggetto con le proprie facoltà di giudizio.
